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Conservatorio G. Verdi Piazza Bodoni Torino

Giovedì 15 e sabato 17 dicembre 2011 ore 21.15

Informazioni biglietti



THE SELVYS GOSPEL SINGERS

Jessica Selvy Davis, voce
Joni Selvy Brown, voce
Jacklyn Selvy, voce
Jennifer Selvy Carr, voce
Jeffery L. Selvy, Jr, tastiere
Jesse L. Selvy III, batteria

Protagoniste, nel dicembre 2008, di una serie di applauditissimi spettacoli organizzati dal Centro Jazz Torino per la rassegna Blues al Femminile, dalla loro base di Earle, una cittadina nei dintorni di West Memphis, Arkansas, ritornano a grande richiesta le Selvys Gospel Singers. Insieme ai due stati contigui, il Mississippi e il Tennessee, dai quali è separato dal corso del Grande Fiume, l’Arkansas rappresenta la culla del blues. Lo Stato di Bill Clinton ha dato i natali, tra i molti altri, a grandi innovatori come Big Bill Broonzy, Rice Miller, Louis Jordan, e a piccoli maestri di fine Novecento come Luther Allison e Son Seals, oltre che a creativi bluesmen bianchi come Charlie Rich e Johnny Cash. Ma l’Arkansas, tra l’area fluviale del Delta, le highlands e la capitale Little Rock ha sempre vantato anche un formidabile scenario di musica religiosa, rappresentato a livello nazionale dalla diva del gospel Sister Rosetta Tharpe e da voci come quelle di Johnnie Taylor e Al Green, sempre in equilibrio tra gospel e soul. Dal 1988 le figlie dell’”Apostolo” Jesse Selvy e della “Profetessa” Johnnie Selvy, rappresentano i valori più profondi ed esplosivi del gospel dell’Arkansas, un gospel che è fieramente, impetuosamente tradizionale e al contempo danzante su un moderno respiro funky. Conosciute come The Selvys, Jessica, Jennifer, Joni, Jacklyn (la ricorrenza dell’iniziale “J”, presente nei nomi di tutti i membri della famiglia, è un palpabile richiamo a Jesus, del quale si definiscono “ambasciatrici”) testimoniano la loro fede cristiana con l’irruenza e la fisicità elettrizzante che era di Rosetta Tharpe, permettendo – come osservano in una chiesa di Blytheville, Arkansas – “allo spirito di Dio di emergere attraverso le loro voci e i loro corpi.”

Nella rivisitazione del classico “Dry Bones”, che si combina al frenetico e bizzosamente macabro “You Ain’t Dead No More”, o nelle ballad di ariosa e ieratica intensità, come “Born Again”, o in temi dalla celebrativa funkiness religiosa, come “God Is”, il loro sound è robusto e ampio, denso e ipnotico, e il rapporto dialettico tra le soliste (Jennifer con tutta la sua potenza, Jessica con la sua verace passionalità) e le sorelle, che armonizzano con fiera e vibrante determinazione, si basa su una furia ritmica portentosa, travolgente. E sul palcoscenico, da quello prestigioso dello Chicago Gospel Festival a quello del più umile revival sudista, questo mirabile swing religioso spinge le Selvys, con le loro silhouette massicce, a muoversi in coreografie dalla grazia imponente, singolarissima, che rispecchiano la luminosa e magnetica esuberanza dei loro messaggi canori: messaggi che tanto attraverso i veementi richiami biblici e il vivido linguaggio contemporaneo della loro scrittura originale quanto attraverso la profonda poesia spirituale di standard del gospel e del gospel-soul, come “Go Tell It on the Mountain”, “Surely God Is Able” o “People Get Ready”, toccano la sensibilità collettiva e scuotono le coscienze individuali del pubblico.



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